La chimera dell'e-commerce

11-05-2018

Non è tutto oro quel che luccica

Business online

Non è tutto oro quel che luccica

Credo di avere disilluso più iniziative e-commerce in questi ultimi 3 anni, che realizzato nuovi progetti. Quasi quotidianamente ricevo proposte di partecipazioni in attività (la maggior parte online) che, dopo solo una prima audit convinco ad abbandonare.
Generalmente le proposte provengono da 3 tipologie di modelli di clientela.

 

IL RUSPANTE

Una persona sui 45/50 che svolge un’attività differente rispetto al contesto digitale in cui vuole essere coinvolto e che vive il mondo digitale passivamente riflesso dal figlio attraverso il suo IPAD. Generalmente grande lavoratore che ha maturato una buona esperienza e competenza nel proprio ambito e per tale ragione desidera ripetere il successo del proprio modello di impresa, in un business collaterale/parallelo che gli propone il compagno di spogliatoio o l’amico di merende con cui condivide una passione.

 

IL PARVENU

Il secondo modello è il discendente giovane dell’imprenditore che vuole mettersi in mostra nell’azienda. Pieno di iniziativa e di nuove idee, generalmente laureato che surfa l’onda dell’entusiasmo della sua giovane età. Trova antico il modo in cui nell’azienda di famiglia alcune situazioni sono gestite e vuole fare la rivoluzione.

Generalmente è visto dall’interno come un saputello, benestante, lontano “dai problemi della vita” e l’ostacolo a cui deve far fronte è generalmente l’abitudine, l’inerzia e la scarsa visione dei collaboratori storici. La condizione in cui gravita è il confronto con collaboratori che fanno sì con la testa ascoltando le sue idee e nel frattempo pensano che sia un pazzo ed un folle, che si schianterà con i propri mezzi bruciando un sacco di soldi. (Sono anch’io figlio di un imprenditore ed odio gli Yes-man così come gli statici bastian contrari. Non capisco perché sia sempre così complesso il confronto sincero e disilluso).

 

L'INCONSAPEVOLE (il mio preferito)

Una persona che è innamoratissima del proprio lavoro di cui ne risulta portavoce brillante. Non è realmente interessato all’e-commerce e neppure ha una vocazione digitale. è però sensibile al bombardamento che riceve quotidianamente dalle chiacchiere da “bar” o “nei salotti delle associazioni di categorie“ dove tendenzialmente si narra la storia di uno sconosciuto che con 15 euro ha costruito un business milionario portando in rete le proprie idee. Poi ha venduto l’azienda ad una società Statunitense (perché nel credo comune, gli unici acquisitori/investitori in ambito digital sono solo gli statunitensi, così come i cinesi per il calcio...) ed ora vive su un’isola felice dove non piove mai. La sua richiesta, visto che con l’ecommerce, si fanno un sacco di soldi è tendenzialmente quella di voler investire qualche quattrino in modo da raggiungere nel minor tempo possibile l’isola felice e godersi il sole secco, sempre perché... non piove mai.

 

Insieme iniziamo a valutare la situazione di provenienza e gli step necessari per evolverla secondo le iniziative.

Insieme percorriamo la strada analitica dei possibili rischi e delle reali opportunità, ma soprattutto degli investimenti da affrontare, non tanto in ambito digitale bensì di ristrutturazione aziendale.

Spiego che il sito è generalmente la punta di un Iceberg di un processo di vendita aziendale che deve prevedere
un’organizzazione interna specifica e talvolta il sito stesso è il minore in ordine economico degli investimenti da dover affrontare.

Spiego che la logistica, la scheda di presentazione del prodotto deve essere considerata prioritaria, che in negozio gli articoli sono “visti e palpati”, su internet è necessario fare magari altrettanto con foto a cui venga resa giustizia.

Spiego che i resi sono un onere da gestire e che la vendita al di fuori dell’Italia richiede un’assistenza, legale/fiscale di cui il povero webmaster non si può fare carico ma è probabilmente in alcuni casi più opportuno abbandonare che intraprendere.

Spiego che forse la parte più onerosa del progetto è quella che non si immagina, ossia la promozione e la gestione poi. Spiego poi che se il suo prodotto vive sulla linea delle commodity forse non è il caso di fare guerra a Multinazionali che talvolta sono produttori del medesimo articolo che il povero imprenditore intende commercializzare.

Ma soprattutto lo porto a riflettere che il business online non è realmente quel paradiso di opportunità che si è costruito nella propria immaginazione, bensì una giungla dove l’ecosistema è bilanciato da un equilibro per cui l’evoluzione dei pochi determina l’estinzione dei molti.